Alle porte del deserto, a poco più di un miglio dalle Piramidi di Giza, sorge il Grand Egyptian Museum (GEM), il più grande museo al mondo dedicato a una sola civiltà.
Con l’apertura ufficiale del 1° novembre 2025, il GEM segna una svolta epocale nell’architettura museale contemporanea, fondendo heritage, tecnologia e sostenibilità in un dialogo costante con il paesaggio e la luce del sole.
Progettato dallo studio Heneghan Peng Architects, vincitore nel 2003 del più grande concorso internazionale di architettura mai bandito dal Ministero della Cultura egiziano, il museo si estende su un altopiano modellato dal Nilo migliaia di anni fa.
L’edificio, articolato come una gigantesca scala cronologica di sei piani, accompagna il visitatore in un viaggio attraverso la storia egizia — dal periodo predinastico all’epoca copta — culminando con la vista delle Piramidi di Giza, che diventano parte integrante dello scenario museale.
Non è solo una scelta estetica: l’intero impianto del museo si allinea agli assi visivi delle tre Piramidi, in un dialogo di linee e proporzioni che fonde presente e passato.
Con la sua facciata in pietra a geometria triangolare, l’architettura richiama le forme piramidali e, al tempo stesso, controlla l’irraggiamento solare riducendo il guadagno termico.
Ma la vera protagonista del progetto è la luce naturale.
In un contesto in cui i musei tradizionalmente si basano sull’illuminazione artificiale, il GEM sceglie un approccio innovativo: utilizzare la luce del giorno come parte integrante dell’esperienza, modulandola e rendendola percepibile, palpabile, efficace ma mai invadente.
I materiali lapidei di molte opere esposte hanno permesso di introdurre la luce naturale senza compromettere la conservazione, mentre le pieghe del tetto e i lucernari riflettono e diffondono il flusso luminoso in profondità, creando spazi “respiranti”, vibranti ma climaticamente stabili.
La progettazione illuminotecnica porta la firma di Bartenbach, azienda austriaca pioniera nella ricerca sulla luce e nota per il suo laboratorio all’avanguardia dotato anche di un cielo artificiale — tecnologia che consente di simulare le condizioni reali del sole e del cielo per studiare la luce naturale in laboratorio.
Chi meglio di loro poteva modulare la luce dell’altopiano di Giza?
Il risultato è una perfetta sinergia tra luce naturale e artificiale, che modella ambienti luminosi ma controllati, dove agli occhi del visitatore la tecnologia scompare e prevale la percezione del racconto storico.
La collaborazione tra Bartenbach, Heneghan Peng Architects e Atelier Brückner (responsabile del concept espositivo) ha dato vita a una vera e propria drammaturgia della luce: variazioni di intensità, contrasti e assi visivi costruiscono un flusso narrativo che guida il visitatore tra le meraviglie di oltre 100.000 reperti.
L’ampio impiego del calcestruzzo contribuisce a stabilizzare la temperatura interna, riducendo la necessità di sistemi di climatizzazione attiva.
Un sofisticato sistema di gestione integrata regola con precisione il dialogo tra luce naturale e illuminazione artificiale in ogni area espositiva, ottimizzando comfort e resa visiva.
L’edificio, concepito secondo una logica di equilibrio tra tecnologia e natura, opera in modo prevalentemente passivo, limitando i consumi e valorizzando le risorse ambientali locali — la luce, il calore e la ventilazione naturale.
Il rapporto tra il museo e la luce solare non è solo tecnico o funzionale: è profondamente simbolico.
Fin dalle origini della civiltà faraonica, il sole è stato principio divino e sorgente di vita, incarnato nel dio Ra, il viaggiatore celeste che ogni giorno attraversava il cielo a bordo della barca solare.
Una di queste imbarcazioni, lunga 43 metri e ricostruita in oltre 1.200 frammenti, è oggi esposta proprio al GEM — testimonianza del legame cosmico tra il faraone e il sole.
Come omaggio a questa antica sapienza, il museo ha scelto di replicare il fenomeno di Abu Simbel: due volte l’anno, i raggi del sole nascente illuminano il volto della statua di Ramesse II nella Grand Hall, rievocando il “miracolo del sole”.
È in questo intreccio di ingegneria, fisica ottica, architettura e arte della percezione che il GEM trova la sua piena coerenza: un progetto in cui la precisione scientifica incontra la sensibilità poetica della luce, restituendo all’esperienza dello spazio un equilibrio raro tra rigore ed emozione.
Heneghan Peng Architects
Studio di architettura con sede a Dublino, fondato nel 1999 da Róisín Heneghan e Shih-Fu Peng. Il loro lavoro si distingue per un approccio rigoroso e contestuale, in equilibrio tra forma contemporanea e memoria del luogo. Tra i progetti più noti: il Grand Egyptian Museum del Cairo e la riqualificazione del Giants Causeway Visitor Centre in Irlanda del Nord.
Bartenbach Lichtlabor Azienda e laboratorio austriaco specializzato nella ricerca e progettazione della luce naturale e artificiale, fondato da Christian Bartenbach, pioniere del lighting design europeo. Lo studio combina scienza e percezione umana per creare spazi che migliorano benessere e leggibilità architettonica. È attivo in importanti progetti museali e infrastrutturali internazionali.
Atelier Brückner Studio di design multidisciplinare con sede a Stoccarda, conosciuto per creare ambienti espositivi narrativi e immersivi. Fondato nel 1997 da Uwe R. Brückner, integra architettura, scenografia e comunicazione visiva per trasformare le mostre in esperienze di racconto spaziale. Tra i loro lavori figurano il Museo Mercedes-Benz e gli allestimenti per il Padiglione tedesco di Expo.
no description available
(1,0 MB).
no description available
(1,1 MB).
Roof scale model
(790,8 KB).
A scale model of the Grand Egyptian Museum (GEM) represents the vast architectural complex currently under development on the Giza Plateau, near the Pyramids of Khufu, Khafre, and Menkaure.
(135,2 KB).
A series of preliminary drawings and notes exploring the integration of natural and artificial light within the museum’s exhibition spaces. The sketches reflect the search for a balance between function, atmosphere, and perception, with careful attention to lighting intensity and the enhancement of material qualities.
(180,6 KB).
A study document outlining the conceptual guidelines for the museum’s visitor route, from spatial sequencing to the organization of circulation flows. The project investigates the relationship between exhibition spaces, light, and perception, placing the visitor’s experience at the core.
Through diagrams, layouts, and reference models, it tests different levels of interaction between architecture and exhibition narrative, anticipating the museum’s role as a space for knowledge and engagement.
(122,8 KB).
The stepped façade clad in translucent alabaster panels referencing Egypt’s traditional materials.
(3,1 MB).
The museum’s monumental entrance atrium unfolds as a transitional space between the desert light and the built interior. At midday, sunlight filters through translucent surfaces and reflects across the floor, creating a dynamic play of golden tones that shifts throughout the day.
This carefully designed effect establishes a symbolic dialogue between the Egyptian sun and the architectural materiality, turning the atrium into a space of welcome and contemplation.
(1,7 MB).
The internal galleries organized along a central spine.
(2,4 MB).
no description available
(809,5 KB).
no description available
(394,8 KB).
no description available
(355,7 KB).
no description available
(809,8 KB).
no description available
(3,0 MB).
no description available
(2,9 MB).
betanit.com
Phone: +39 0523 650217
email: info@betanit.com