Press Release Febbraio 18, 2026

Colore della luce e benessere visivo: dalla percezione alla simulazione

Lobelia 8ch by Beta nit

La luce non serve solo a illuminare, ma a costruire la percezione di ciò che vediamo.
A parità di intensità, un cambiamento nello spettro può trasformare radicalmente l’aspetto di un materiale o il carattere di un ambiente: il legno che vibra sotto una luce calda diventa neutro, quasi spento, se l’illuminazione si fa fredda. È la differenza tra quantità e qualità della luce, tra illuminare e rivelare.

La qualità cromatica dipende dalla composizione spettrale e dalla temperatura colore della sorgente.
Se lo spettro è completo, come nella luce naturale, i colori appaiono nitidi e coerenti; se mancano alcune lunghezze d’onda o predominano certi toni, la percezione si altera.
Per l’occhio umano questo equilibrio non è solo estetico: influenza direttamente il comfort visivo, la capacità di distinguere i contrasti e, nel lungo periodo, la sensazione di benessere ambientale.
Per questo la progettazione luminosa contemporanea non si limita a controllare quanta luce fornire, ma che tipo di luce ricreare.
Capire come il colore incide sulla percezione è essenziale anche quando si sviluppano nuovi materiali, perché la fedeltà cromatica racconta la qualità reale della superficie più di qualsiasi valore numerico.


Il laboratorio della luce

Nei nostri simulatori, e in particolare nel Lobelia 8 Canali, portiamo questa ricerca in un contesto controllato.
Il sistema si basa su otto sorgenti LED indipendenti, ognuna dedicata a una diversa banda dello spettro visibile: modulandone l’intensità è possibile ricreare toni caldi o freddi, spettri continui o selettivi, luci diffuse o dirette.
In pratica, una tavolozza luminosa capace di imitare le variazioni del giorno — dall’alba al tramonto — e di mostrare come cambiano i colori percepiti dai materiali sotto ogni condizione.

Ogni esperimento genera un insieme di dati: variazioni cromatiche, fedeltà spettrale, luminanza, contrasto.
Sono informazioni che raccontano, in numeri e in immagini, come la luce reale agisce sulle superfici.
Osservare questi comportamenti significa misurare la percezione prima che diventi progetto, e tradurre il comfort visivo in parametri verificabili.


Dal laboratorio al digitale

Ma la parte più interessante avviene “tra le righe”: i dati raccolti in laboratorio alimentano anche i nostri modelli di simulazione.
Conoscere la risposta reale dei materiali a differenti spettri permette infatti di inserire nelle piattaforme di calcolo e nei software di daylighting valori più precisi, in grado di rappresentare non solo la quantità ma anche la qualità percettiva della luce.
In questo modo la sperimentazione fisica e quella virtuale si completano: la prima misura, la seconda pre‑figura.
Un circolo virtuoso che rende le simulazioni della luce solare sempre più realistiche e utili alla progettazione architettonica.


Verso una progettazione sensibile alla luce

L’obiettivo non è limitarsi a parametri illuminotecnici, ma avvicinarsi a ciò che realmente percepiamo.
Studiare il colore della luce, replicarlo e poi inserirlo nei modelli digitali significa progettare la qualità dell’esperienza visiva: spazi più leggibili, meno affaticanti, più coerenti con la luce naturale.
In definitiva, comprendere la luce è comprendere il modo in cui vediamo.
E se la simulazione ci aiuta a prevedere, la sperimentazione ci insegna a vedere.
Unendo le due dimensioni — la realtà misurata e quella virtuale — possiamo costruire ambienti in cui la bellezza dei colori e il benessere visivo coincidono davvero.

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